LO SPETTACOLO

 

L'AUSTRIACA non è l'ennesimo spettacolo sul nazionalsocialismo: racconta in chiave personale e intima di persone che in qualche forma sono state toccate dal fenomeno del fascismo.

Affronta la questione della fragilità dei ragazzi – e non solo – e della capacità di manipolazione che un sistema ha in tempi di crisi. In questo caso si tratta del fascismo in Europa durante gli anni 20/30/40, ma il parallelismo con l'attualità è sorprendente.

Il racconto è un intreccio di presente e passato, attraverso storie dentro altre storie.

Un'anziana signora, chiamata “l'austriaca”, si ricorda della sua amica ebrea Lea Winterfeld e del suo tradimento verso di lei: fa i conti con il suo passato, essendo stata per tanti anni un fanatico membro della Gioventù Hitleriana, Hitlerjugend. Un'altra donna, la narratrice della storia dell'anziana, racconta invece di suo nonno nazista e di come si sentisse sola in una famiglia che tollerava e accettava comportamenti razzisti.

E appare anche Lea, l'amica scomparsa...

 

Cos'è la patria? Forse l'unica patria dell'essere umano non è un luogo fisico ma la sua infanzia, come diceva Rilke; forse è una lingua, un insieme di persone, un riconoscere suoni, profumi, voci, oggetti.

Ognuno di noi porta con sé un'eredità... La famiglia, la madrelingua, il paese... Quali sono i sentimenti veri che abbiamo quando parliamo della nostra patria? E a che cosa si riferiscono esattamente questi sentimenti?

Lo spettacolo vuole proporre e stimolare una riflessione su questioni importanti: la patria, il paese, l'identità, ma anche il perdono e la colpa (che è sentimento personale) e la vergogna (che è sentimento civile).